MOSTRA FOTOGRAFICA "SGUARDI" – ci sono mondi negli occhi della gente -

Questo mio primo articolo sul Blog nasce dalla volontà di parlare di argomenti legati al mondo della Fotografia, ma ampliandone il concetto di volta in volta.

Questa idea mi è venuta in mente, qualche tempo fa, quando una mia cara amica, una sera davanti ad una birra, mi invitò ad una sua mostra fotografica.

Cooosa?!?!? Pensai. 

"Ma se di lavoro fai tutt'altro e non ti ho mai sentito più di tanto appassionata di questo modo?!?!"

Dopo il primo attimo di stupore capii che era una situazione organizzata dalla fondazione Onlus con cui collabora, la "IoMondo Onlus", che da diversi anni opera in Burkina Faso con l’obbiettivo di promuovere lo sviluppo sociale, tramite l’avvio di attività economiche che permettano alle persone di auto-sostenersi e rendersi indipendenti.

Tale progetto l'aveva vista protagonista circa un anno fa con un'esperienza diretta dalla quale era tornata molto toccata e coinvolta.

Mi disse che le foto esposte erano frutto di quel viaggio e che il ricavato della vendita sarebbe ovviamente andato all'associazione.

Immaginandomi le classiche foto "da vacanza" o "da compleanno" come preferisco chiamarle io, con soggetti centrali e facce imbalsamate in sorrisi finti e tristi, mi sono approcciato a questa mostra più per amicizia nei sui confronti che per una reale situazione in cui avrei potuto accrescere la mia competenza, seppur ancora acerba, del mondo della fotografia.

Mi sbagliavo.

Mi sbagliavo alla grande

Le foto erano magnifiche, magari tecnicamente non perfette, ma erano vere, toccanti e dirette.

I ritratti, in particolare, ti facevano perdere in quegli occhi, in quelle espressioni spontanee, anche quando, e forse più, guardavono diretti nell'obiettivo della fotocamera.

Non ci sono veli, non ci sono maschere, loro sono loro punto.

Le chiesi che macchina avesse utilizzato, che obiettivi, che soluzioni di postproduzione avesse scelto e lei candidamente e con un filo d'imbarazzo mi disse che non lo sapeva, aveva una fotocamera e scattava, non curandosi di nulla che non fosse il soggetto, la situazione, l'emozione che sentiva in quei luoghi.

A quel punto mi sono sentito io un pò imbarazzato, ero io che non avevo capito che la parte meccanica e tecnica nella fotografia era una parte molto più piccola di quanto credessi.

Ero io che non avevo capito che se da una foto vuoi che traspaiano le emozioni non importa con cosa le fotografi o che regole segui.

 

Uno dei pilastri della storia della fotografia d'altronde diceva:

 

"E' un'illusione che le foto si facciano con la macchina... si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa."                                                                                                                   

                                                                                     - Henri Cartier-Bresson -

 

e ancora

"E' necessario sentirsi coinvoti in quello che si ritaglia attraverso il mirino (...) E' mettere sulla stessa linea di mira la testa, l'occhio e il cuore."

 

                                                                                     - Henri Cartier-Bresson -

 

Nulla di più vero.

Qualche giorno dopo, però, mi sono ritrovato a fare anche altre considerazioni.

Solitamente le foto in cui il soggetto guarda in camera hanno quasi sempre un alone di finto, di non spontaneo.

Solo nei bambini si riesce a cogliere un'espressione sincera.

Lì, in quei luoghi, invece no. Lì in quei luoghi non c'è quella maschera che tutti noi portiamo per piacere all'altro. Quella maschera che inevitabilmente quando il oggetto si rende conto di essere fotografato indossa per compiacere il fotografo e gli altri che guarderanno quella sua foto. Lui non vuole apparire com'è, ma vuole apparire come desidera che gli altri lo vedano.

E' una passaggio mentale automatico che forse serve come protezione per evitare di sentirsi troppo esposti al giudizio degli altri.

Se gli altri ti giudicano, tu sai che giudicano una tua maschera e non il tuo io.

Bene, e allora perchè questo in quei posti non accade? Perchè loro se ti guardano in camera la maschera non la indossano? Potrebbe essere per il fatto che non sono bombardati dalla cultura dell'immagine come noi? Potrebbe essere che abbiano un modo di vivere privo di sovrastrutture create da una società come la nostra? A queste domande siceramente una risposta non so darla.

 

Se qualcuno di voi volesse dire la sua opinione sarei felice di leggerne i commenti qui sotto.

 

Per chi volesse approfondire di che cosa si occupa e sostenere l'associazione Onlus IoMondo:

www.iomondo.org

"Tra i progetti attivi, nati dalla collaborazione con gruppi di donne in diversi villaggi, ci sono il microcredito, le attività imprenditoriali (tessitura, agricoltura, produzione del sapone..), l’adozione di bambini a distanza, la campagna anti-malarica."

 

Testo di Stefano Arcari

Foto di Paola Manzoni

 

per info: Paola 349.2338529 – info@iomondo.org